STAZIONE DI BUSSOLENO
STORIA
La storia della Stazione di Bussoleno inizia nel 1956, solo due anni dopo la nascita del Corpo Nazionale del Soccorso Alpino, che nel 2024 ha festeggiato il suo 70° dalla fondazione, su iniziativa dell’avvocato Fulvio Davì: con le Stazioni di Beaulard, Bardonecchia e Balme danno vita al Soccorso Alpino in Provincia di Torino.
Dopo alcuni anni di transizione, nel 1959, diventa Capo Stazione Bruno Bajocchi, storica figura di riferimento sul territorio del variegato mondo della montagna. Sotto la sua guida e con l’impegno dei volontari, la stazione ad un elevato livello tecnico/funzionale, riconosciuto in tutto il Piemonte.
Le attività organizzate erano sempre molte e di primo livello, con esercitazioni in considerazione dei materiali e dei mezzi disponibili a quel tempo. Lo seguiranno dopo il 1988, Flavio Plano, Graziano Borello e dal 2021 Valerio Riffero.
Soccorso Alpino Speleologico Piemontese
Soccorso Alpino Speleologico Piemontese
Soccorso Alpino Speleologico Piemontese
Soccorso Alpino Speleologico Piemontese
Soccorso Alpino Speleologico Piemontese
Dai tempi delle corde in canapa ad oggi la Stazione di Bussoleno è infatti sempre stata all’avanguardia, spesso anticipando i tempi: dall’utilizzo delle prime radio ricetrasmittenti, a trasmettitori che possono definirsi antenati degli attuali localizzatori per travolti da valanga ARVA.
Con competenza i volontari si sono nel tempo sempre più affinati nel collaudare le tecniche di soccorso particolari, dalle teleferiche per le barelle, ai verricelli quale il “glorioso” Pomagasky, precursore dei moderni winch di derivazione nautica, che riscoprono ora una nuova utilità abbinata alle moderne tecniche di soccorso.
Addirittura al 1965 risale la prima esercitazione con elicottero a cui partecipò anche la Stazione di Bussoleno. Gli elicotteri, allora ancora pesanti e poco adatti al volo in montagna erano forniti dal SAR (Search And Rescue) dell’Aereonautica Militare di stanza a Linate.
Alcuni soccorritori si sono poi formati ai primi corsi di formazione per tecnici istruttori organizzati tradizionalmente presso il Rifugio Monzino in Valle d’Aosta. Ecco così che anche Bussoleno disponeva dei primi tecnici. Anche la preparazione sanitaria dei soccorritori partì sin dai primi tempi nella stazione, anche grazie alla volontà e disponibilità di alcuni medici del territorio.
Oggi ogni volontario ha una preparazione in questo senso che comprende anche il BLSD (Basic Life Support), il trattamento del traumatizzato, con un programma analogo a quello dell’allegato B del 118. Il materiale sanitario a disposizione della stazione è passato dalle prime barelle che non consentivano una buona immobilizzazione a quelle attuali quali la “Kong”, munite di materassino a depressione e corredate di collari cervicali. L’immobilizzazione di arti viene effettuata non più con bende e mezzi improvvisati ma mediante steccobende, ked e next.
Anche la natura degli incidenti in montagna è cambiata radicalmente.
Analizzando le statistiche dell’anno 1957 la principale attività fonte di incidenti era rappresentata dalla raccolta di stelle alpine e genepy!
Oggi invece la statistica indica l’escursionismo, compresa la frequentazione di Vie Ferrate e quella invernale con le ciaspole. come principale causa, senza trascurare la pratica di altri sport, dal parapendio, alla MTB, al canyoning, oltre al tradizionale scialpinismo.
COMPITI PRIORITARI DI ISTITUTO DEL SOCCORSO ALPINO
Oggi il Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico (CNSAS) oggi è una Sezione nazionale del Club alpino italiano dotata di ampia autonomia organizzativa, funzionale e patrimoniale.
Il CNSAS è incaricato di svolgere ed attuare un pubblico servizio ed un servizio di pubblica utilità, con l’obiettivo primario di garantire il soccorso sanitario, il soccorso tecnico e le attività di protezione civile non solo in montagna.
Scopi prioritari del CNSAS sono, infatti:
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- effettuare gli interventi di ricerca e soccorso, recupero e trasporto sanitario e non sanitario degli infortunati, dei pericolanti e dei soggetti in imminente pericolo di vita, nonché di quelli a rischio evolutivo sanitario, dei dispersi e degli scomparsi, il recupero e il trasporto dei caduti in ambiente montano, ipogeo e in ogni altro ambiente impervio del territorio nazionale, in stretta collaborazione con il Sistema di emergenza-urgenza sanitaria delle Regioni e delle Province autonome per le quali lo stesso CNSAS rappresenta “riferimento esclusivo” per l’attuazione del soccorso sanitario;
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- effettuare, quale struttura nazionale del Servizio nazionale della protezione civile, gli interventi di ricerca, soccorso, recupero e trasporto in caso di emergenze o calamità nell’ambito delle proprie competenze istituzionali e degli obblighi di legge previsti, nonché coadiuvare il Servizio stesso nella tutela dei beni artistici e cultura;
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- attuare la prevenzione e la vigilanza degli infortuni nell’esercizio delle attività alpinistiche, sci-alpinistiche, escursionistiche e degli sport di montagna, delle attività speleologiche e di ogni altra attività connessa alla frequentazione a scopo turistico, sportivo, ricreativo e culturale, ivi comprese le attività professionali, svolte in ambiente montano, ipogeo e in ambienti ostili e impervi del territorio nazionale
Il soccorso in montagna nasce con lo sviluppo dell’alpinismo e di esplorazione, con la nascita dei primi Club Alpini a fine ‘800 che diedero un forte impulso alle varie attività legate alla montagna, con conseguente aumento degli incidenti e degli infortuni legati a queste pratiche di tipo alpinistico ed escursionistico.
I primi soccorsi, effettuati dalle prime guide alpine, da montanari e alpinisti con buone capacità tecniche, in grado di trarre in salvo, spesso con l’uso di mezzi improvvisati, persone ferite o soggetti in difficoltà: cacciatori, boscaioli, pastori i primi scalatori ed escursionisti. Nello spirito della cultura di reciproco sostegno ed aiuto delle genti di montagna. Via via a partire dagli anni 20 sino al secondo dopoguerra si sono formate spontaneamente su tutto l’arco alpino squadre strutturate per questo servizio.
Il 12 dicembre del 1954, il Consiglio Centrale del Club Alpino Italiano, decise l’organizzazione di un soccorso strutturato in montagna: venne definita e deliberata la prima architettura del CSA (Corpo Soccorso Alpino) del CAI che andò a sostituire la vecchia “Commissione per i Soccorsi Alpini”, ormai superata da questa decisione. Nascono le prime 26 Stazioni di soccorso alpino alle quali, già a partire dall’anno successivo e da quelli seguenti, se ne aggiunsero molte altre, sino ad arrivare alle attuali 279 tra Stazioni “alpine” e “speleologiche”.
Da quel giorno il CSA, diventato col tempo CNSA (Corpo Nazionale del Soccorso Alpino) e in seguito, con l’entrata nel suo corpo sociale della componente speleologica, nel 1968, CNSAS (Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico), ampliò progressivamente il proprio spettro di attività sul territorio con l’istituzione di nuove Zone alle quali corrispondevano varie Stazioni di competenza, garantendo così in modo sempre più esteso l’attività di soccorso e l’attività formativa del proprio personale.
Già con la Legge 63/91 sul CAI (e s.m.i.) lo Stato delegò al CAI medesimo l’assunzione di “(…) adeguate iniziative tecniche per la prevenzione degli infortuni nell’esercizio dell’alpinismo e per il soccorso degli alpinisti ed escursionisti infortunati o pericolanti per qualsiasi causa, nonché per il recupero delle saline dei caduti”.
Unico ente civile cui è affidato in via prioritaria un compito di pubblica sicurezza e soccorso, tanto che il ancora oggi il personale delle FF.OO. con qualifica di soccorritore alpino è certificato dal CNAS.
Come poi ribadito dalla Legge 74/2001 (Disposizioni per favorire l’attività svolta dal Corpo nazionale soccorso alpino e speleologico) “(…) Restano ferme le competenze e le attività svolte da altre amministrazioni o organizzazioni operanti allo stesso fine; nel caso di intervento di squadre appartenenti a diversi enti ed organizzazioni, la funzione di coordinamento e direzione delle operazioni è assunta dal responsabile del CNSAS”.
Oggi il CNSAS opera stabilmente sull’elisoccorso in stretto rapporto con gli attori del sistema 118, nel soccorso in ambiente montano e in tutte quelle situazioni dove l’elicottero è la scelta vincente per operazioni di aiuto alla popolazione e agli utenti della montagna. Il Tecnico di Elisoccorso del Soccorso Alpino si occupa sia del recupero in montagna degli infortunati che della sicurezza a terra dell’equipe sanitaria, rendendo possibile la medicalizzazione degli interventi.
Con la Legge 225/1992, il CNSAS viene individuato fra le Strutture operative nazionali del Servizio nazionale della Protezione Civile.
La Stazione di Bussoleno del Soccorso Alpino Piemontese appartiene alla XIII Delegazione Valsusa e Val Sangone.
Il territorio di competenza della Stazione di Bussoleno comprende 27 Comuni della Bassa Valle di Susa, dalle pendici est del Rocciamelone sino alle porte di Torino, per 342 Km2 di estensione, con 50 falesie di arrampicata, 5 Vie Ferrate, 7 Rifugi e bivacchi, 3 “forre” e 15 cime oltre i 2.500 m.
Oltre alle attività di istituto il personale è impegnato negli interventi di protezione civile in caso di calamità naturali (frane, alluvioni, crolli e maxiemergenze).
ORGANICO
Oggi la Stazione è formata da 30 elementi operativi e 3 collaboratori esperti di supporto, di cui un’aspirante Guida Alpina, 5 Operatori Soccorso di Base, 17 Operatori di Soccorso alpino, 5 Tecnici di Soccorso Alpino, un cinofilo in formazione e 3 infermieri professionali.
La Stazione ha in uso un pick-up per trasporto persone, in comunione con altre stazioni SASP e oltre al materiale personale dei soccorritori il materiale di Stazione: Barelle Kong, Winch Kong, Defibrillatore, Corde e moschettoni di svariate tipologie, Gps, Artva, Materiale alpinistico in genere, Presidi sanitari di vario tipo
Polo logistico di protezione civile di Valle di Susa





