LA PROTEZIONE CIVILE

Cos’è e qual è il ruolo della protezione civile? Le definizioni del concetto di protezione civile sono diverse ma tutte sono focalizzate su un elemento centrale: la salvaguardia della vita umana.

Cos’è e qual è il ruolo della protezione civile?

Le definizioni del concetto di protezione civile sono diverse ma tutte sono focalizzate su un elemento centrale: la salvaguardia della vita umana.

Definizione nr. 1

La protezione civile è l’insieme delle attività messe in campo per tutelare la vita, i beni, gli insediamenti, gli animali e l’ambiente dai danni o dal pericolo di danni derivanti dalle calamità: previsione, prevenzione e mitigazione dei rischi, gestione e superamento dell’emergenza. In Italia la protezione civile non è un’articolazione della Pubblica Amministrazione, ma una funzione. All’attuazione delle attività di protezione civile provvede infatti il Servizio Nazionale, un sistema integrato composto da strutture pubbliche e private, centrali e territoriali, che operano per garantire la sicurezza in tutto il Paese. Questo sistema trova il suo punto di raccordo nelle funzioni di indirizzo e coordinamento affidate al Presidente del Consiglio dei Ministri, che le esercita avvalendosi del Dipartimento della Protezione Civile.

Si pensa spesso che la protezione civile si limiti ad intervenire in caso di disastri e calamità per portare soccorso. Non è così, infatti la gran parte delle attività è destinata alle attività di previsione e prevenzione. Gli studi, le ricerche, la formazione rivolta agli addetti del sistema (professionisti e volontari), l’attività di informazione rivolta alla popolazione, la pianificazione della risposta all’emergenza e le attività esercitative costituiscono la gran parte del lavoro della protezione civile (fonte regione marche).

Treccani – Enciclopedia dei ragazzi Fonte Marina Carpineti

La protezione civile è un insieme di attività, di norme e di competenze, regolate dallo Stato, per proteggere i cittadini da calamità naturali e da incidenti gravi. Alle attività di protezione civile partecipano medici e vigili del fuoco, militari e anche semplici volontari. Per essere efficace, il loro lavoro deve essere coordinato da una autorità centrale, che in Italia è il Dipartimento di protezione civile

Nascita della protezione civile

La Legge n. 996 dell’8 dicembre 1970 – “Norme sul soccorso e l’assistenza alle popolazioni colpite da calamità-Protezione Civile” – delinea un quadro complessivo sugli interventi di protezione civile.Per la prima volta il nostro ordinamento definisce il concetto di “protezione civile”, intesa come l’attività di predisposizione dei servizi finalizzati a garantire il soccorso e l’assistenza alle popolazioni in caso di emergenza e, al verificarsi della calamità, il coordinamento degli interventi delle amministrazioni dello Stato, delle Regioni e degli Enti pubblici territoriali e istituzionali.

Viene inoltre precisata per la prima volta la nozione di calamità naturale o catastrofe: “l’insorgenza di situazioni che comportino grave danno e pericolo di danno all’incolumità delle persone e dei beni, e che per la loro natura ed estensione debbano essere fronteggiate con interventi tecnici straordinari”.

In seguito nel 1992, con l’approvazione della Legge n. 225, l’architettura della protezione civile viene codificata con la nascita del Servizio Nazionale che ha il compito di “tutelare l’integrità della vita, i beni, gli insediamenti e l’ambiente dai danni o dal pericolo di danni derivanti da calamità naturali, da catastrofi e altri eventi calamitosi”.

La protezione civile diventa quindi un sistema coordinato di competenze al quale concorrono in modo sussidiario le amministrazioni dello Stato, le Regioni, le Province, i Comuni e gli altri Enti Locali, gli Enti Pubblici, la Comunità scientifica, il volontariato, gli ordini e i collegi professionali e ogni altra istituzione sul territorio nazionale.

La Legge n. 225 rappresenta un momento di passaggio tra la fase accentrata e decentrata: le competenze operative rimangono in capo all’amministrazione centrale e periferica dello Stato, ma per la prima volta aumenta notevolmente il peso delle Regioni, delle Province e dei Comuni, soprattutto per quanto riguarda la previsione e la prevenzione.

Il volontariato è inserito tra le Componenti e le Strutture operative del Servizio Nazionale quale strumento per assicurare ampia partecipazione di cittadini e organizzazioni di volontariato di protezione civile alle attività di previsione, prevenzione e soccorso.

Il piano di protezione civile

Il Piano comunale di Protezione Civile ha come obiettivo quello di identificare i rischi presenti in un determinato territorio, valutarne la possibile evoluzione (quando è possibile) e determinare il sistema in grado di poter soccorrere la popolazione coinvolta nell’evento. Il Piano di Protezione Civile è un documento complesso che unisce informazioni diverse ed è per sua natura dinamico e multidisciplinare. Il piano di protezione è uno strumento di previsione e prevenzione, e consente al Sindaco (autorità di protezione civile) di predisporre e coordinare gli interventi di soccorso a tutela della popolazione e dei beni in un’area a rischio.

Il piano ha come obiettivi:

  • identificare i rischi che insistono su un territorio comunale;
  • rappresentare (quando è possibile) i rischi su cartografia al fine di renderli più facilmente comunicabili;
  • assegnare la responsabilità alle organizzazioni e agli individui di compiere azioni specifiche volte alla gestione dell’emergenza
  • descrivere come vengono coordinate le azioni e le relazioni fra organizzazioni;
  • descrivere in che modo proteggere le persone e la proprietà in situazioni di emergenza e di disastri;

È un documento in continuo aggiornamento, che deve tener conto dell’evoluzione dell’assetto territoriale e delle variazioni negli scenari attesi.

Rischi e pericoli

Rischio e pericolo

Le parole “pericolo” e “rischio” possono sembrare simili ma in realtà alludono a concetti distinti, benché connessi.

  • Pericolo: rappresentato dall’evento calamitoso che può colpire una certa area;
  • Rischio: rappresenta le possibili conseguenze del pericolo vale a dire il danno che si può attendere e che coinvolga persone, manufatti, infrastrutture, abitazioni, ecc.

Per fare un esempio in ambito idraulico, il pericolo può essere rappresentato da un torrente, mentre il rischio è dato dalla probabilità che esso esondi e dai possibili danni che causare.

Rischi e pericoli nel Comune di Bussoleno

Nel Comune di Bussoleno sono stati individuati i seguenti rischi:

  1. Rischio Meteorologico: è connesso a temporali, vento, nebbia, neve e gelate, ondate di calore solitamente di carattere eccezionale (trombe d’aria, grandinate intense, forti nevicate, raffiche di vento o lunghi periodi di siccità, in grado di provocare danni alle persone, alle cose e all’ambiente). Si tratta in genere di fenomeni di breve durata ma molto intensi che possono provocare vittime, danni ingenti e talvolta interessare ampie porzioni di territorio.
  2. Rischio esondazioni e rischio frane (rischio idraulico e idrogeologico): vengono qui raggruppati tutti i fenomeni alluvionali legati all’ondata di piena e all’esondazione di fiumi, torrenti e rii, crolli rocciosi, colamenti di fango e detriti, sprofondamenti, ecc.
  3. Pericolo valanghe: le valanghe sono difficilmente prevedibili, in quanto spesso non precedute da alcun evento precursore. Tuttavia, si conoscono con una certa precisione quali sono le aree a rischio di valanghe e vengono segnalate situazioni di pericolo mediante i bollettini valanghe.
  4. Rischio incendio di interfaccia: solitamente innescati per causa antropica, gli incendi boschivi si propagano prevalentemente grazie a fattori quali temperature, presenza di vegetazione, vento e orografia favorevole (pendii ampi e ripidi). Qualora il fronte di fiamma raggiunga infrastrutture o manufatti antropici si parla di incendio d’interfaccia urbano-foresta.
  5. Rischio sismico: La sismicità, ovvero la frequenza e la forza con cui si manifestano i terremoti, ed è una caratteristica fisica del territorio; il Comune di Bussoleno è classificato come zona a sismicità bassa.

    Il punto in cui le onde sismiche hanno origine è detto ipocentro ed è situato a profondità variabili all’interno della crosta terrestre; l’epicentro, invece, corrisponde al punto della superficie terrestre situato sulla verticale dell’ipocentro e nel cui intorno (area epicentrale) si osservano i maggiori effetti del terremoto. Gravi effetti locali possono anche dipendere dalle condizioni geologiche locali, si parla in questo caso di “effetti di sito”, e sono prevedibili attraverso la microzonazione sismica.
  6. Rischio antropico o tecnologico: comprende tutti gli eventi incidentali determinati da insediamenti artificiali produttivi, infrastrutturali e strutturali, generalmente indicati con il termine di “catastrofi”.

    Possono essere coinvolti:

    • La rete di distribuzione del gas
    • La rete di distribuzione dell’acqua
    • La rete di distribuzione dell’elettricità/li>
    • Le industrie (rischio industriale: possibilità che in seguito a un incidente in un insediamento industriale si sviluppino incendi, esplosioni o esalazioni tossiche dannose per la popolazione o l’ambiente)
    • Vie e sistemi di trasporto: sono qui compresi il rischio di incidenti stradali e ferroviari e il trasporto di merci pericolose.
    • Rischio dighe e piccoli invasi: il rischio risiede nel possibile fenomeno di inondazione conseguente al collasso di una diga o di uno sbarramento idraulico. Il comune di Bussoleno è interessato dalla possibile ondata di piena delle dighe del Moncenisio e di Rochemolles.
    • Rischio sanitario: può essere provocato da sostanze pericolose, fertilizzanti o pesticidi in aree di interfaccia urbano-agricola, virus o batteri (pandemie/epidemie), sversamenti di idrocarburi o altri inquinanti


Fonti

Protezione Civile - Regione Piemonte

Ultimo aggiornamento

23 Ottobre 2024, 10:34